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expo 2015. nutrire il pianeta, energia per la vita

expo 2015. nutrire il pianeta, energia per la vita

Immagini

Progetto

Architecture Advisory Board (Stefano Boeri, Richard Burdett, Jacques Herzog, William MacDonough)

Luogo

Milano, Italia

Anno

2009

Cliente

Expo 2015 S.p.A. per BIE (Bureau International des Expositions)

Commissione

Concept masterplan

Superficie

1.000.000 sqm

Credits

Consulta di Architettura composta da: Stefano Boeri (Stefano Boeri Architetti), Jacques Herzog (Herzog & de Meuron), Ricky Burdett (London School of Economics), William McDonough (William McDonough + Partners)
Consulenti: Carlo Petrini (fondatore di Slow Food); Diap - Politecnico di Milano: Multiplicity.lab: Maddalena Bregani, Salvatore Porcaro, Alessandra Dall’Angelo, Michela Bassanelli; Facoltà di Agraria - Università degli Studi di Milano: Claudia Sorlini (Preside), Stefano Bocchi, Giacomo Elisa, Natalia Fumagalli, Claudio Gandolfi, Alessandro Toccolini; e con Giovanna Sanesi, Giacomo Altamura, Stefano Gomarasca, Andrea Porro, Roberto Spigarolo

La nutrizione e la sovranità alimentare e i relativi squilibri nella distribuzione del cibo e nella proprietà delle sementi sono i grandi temi di indagine e approfondimento attivati dall’Expo 2015. Su tali importanti basi Stefano Boeri Architetti e la Consulta di Architettura hanno ipotizzato e sviluppato la realizzazione di una piattaforma espositiva dalle caratteristiche inedite, in cui affrontare simili questioni rispetto a una molteplicità di livelli locali, a partire proprio dal territorio di svolgimento dell’Expo: la città di Milano. Non una sequenza di padiglioni e di prodotti commerciali, dunque, ma piuttosto un luogo in grado di condensare il senso profondo della grande e ineludibile sfida che il Pianeta è oggi chiamato ad affrontare.

L’Esposizione Universale di Milano viene così immaginata all’interno di un grande Orto Planetario: una porzione di spazio specifico e locale reinterpretato come terra offerta alle colture agricole e alle tradizioni agroalimentari del Mondo. Si configura dunque in tal modo il prototipo di un nuovo paesaggio, capace di diffondersi attorno alle città di tutto il globo, alimentato da un’agricoltura variegata e cosmopolita, eppure radicata nelle condizioni locali: un’agricoltura di nuova generazione che rappresenti anche una componente essenziale di un modello evoluto di sviluppo sociale ed economico. Oltre che un sito di grande attrattività e densità culturale, l’Orto Planetario si propone così come un vero e proprio dispositivo territoriale, in grado di innervare e mettere a sistema diverse filiere produttive locali.