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Casa Del Futuro

Casa Del Futuro

Immagini

Progetto

Stefano Boeri Architetti con Laudato Si’, Slow Food

Anno

2018

Luogo

Amatrice, Italia

Credits

Progetto:
Stefano Boeri Architetti, Laudato Si’, Slow Food

Soggetti promotori dell'Accordo Programmatico per la ricostruzione del complesso:
Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia
Chiesa di Rieti
Regione Lazio
Comune di Amatrice
Commissario straordinario ricostruzione sisma 2016
Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo
Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca

Il progetto de La Casa del Futuro – Centro Studi Laudato Si’ ideato da Stefano Boeri Architetti prevede il recupero e la ri-funzionalizzazione del Complesso Don Minozzi di Amatrice, pensato come luogo di rinascita e innovazione, che lascia spazio ad un ampio programma di attività dedicate al mondo giovanile, incentrate su formazione e ricerca.

L’intervento per lo storico edificio si ispira e realizza il concetto cardine di Ecologia Integrale espressa nell’enciclica di Papa Francesco. L’architettura esistente, ideata da Arnaldo Foschini negli anni ’20 per ospitare gli orfani di guerra e parzialmente distrutto e reso inagibile dal sisma del 2016, promuove la realizzazione di luoghi di ospitalità, ricerca, formazione e promozione delle risorse del territorio legate alla sostenibilità dei luoghi e alla produzione agroalimentare. La struttura, suddivisa in quattro macro aree funzionali, diventa un luogo di accoglienza e formazione aperto alle nuove generazioni, offrendo opportunità di nuove conoscenze capaci di unire sostenibilità, biodiversità, forestazione e lavoro innovativo.

Il progetto di Stefano Boeri Architetti è un nuovo insieme ispirato al precedente impianto, di cui riprende l’asse generatore centrale che si allinea alla Torre Civica su Corso Umberto I, e l’assetto generale dei corpi di fabbrica dai quali si origina un sistema di corti e porticati. Dello storico impianto vengono recuperate alcune porzioni e la Chiesa di Santa Maria Assunta. Particolare attenzione viene riposta nella progettazione antisismica dell’intero complesso, mediante l’utilizzo di avanzate tecnologie che permettono alla Casa del Futuro di tornare ad essere luogo di grande generosità e innovazione.

La Casa del Futuro ritorna nuovamente ad essere il motore di una rinnovata vita sociale così come lo fu nel primo Dopoguerra, ed è progettata con le caratteristiche di un incubatore di ricerca tecnologica e laboratorio permanente di una nuova sensibilità ambientale, in grado di guidare la rinascita del territorio in cui trova luogo.

Le quattro macro aree funzionali ospitano rispettivamente poli assistenziali ed amministrativi, museali e formativi, laboratoriali di ricerca e di innovazione, aventi forme differenti seppur mantenendo costante il tema della corte, forma architettonicamente legata al concetto di accoglienza e collettività.

Da un estremo all’altro dell’area di progetto si susseguono la Corte dell’Accoglienza, la Corte delle Arti e dei Mestieri, la Corte della Memoria e del Silenzio e la Corte dei Beni Comuni. Nella prima si prevede la presenza di spazi di incontro e ritrovo per iniziative ed eventi, un ostello e delle residenze temporanee accostate ad aree comuni, di condivisione e di convivio. La seconda è ipotizzata per ospitare un osservatorio sull’ecologia integrale e un centro per lo sviluppo e la valorizzazione della filiera agroalimentare e gastronomica, affiancati da spazi didattici e di formazione e laboratori di applicazione pratica.

All’interno della Corte della Memoria e del Silenzio, invece, trova luogo la “Casa della famiglia dei discepoli” attorno alla quale si snodano spazi per l’accoglienza, il ricevimento e la vita comunitaria e ambienti di ospitalità e ricovero per anziani. L’ultima area, la Corte dei Beni Comuni, è disegnata per alloggiare uffici amministrativi ed istituzionali, luoghi polivalenti di accoglienza e ricevimento del pubblico, il museo diocesano di Amatrice (MUDA) e spazi adibiti a svariati servizi collettivi. Le tematiche di ospitalità, ricerca e formazione giovanile cui fa fede l’enciclica papale Laudato si’ – da cui la Casa del Futuro prende il nome – trovano così nuova dimora e nuova forma, in un complesso che entra in dialogo con la storia e la memoria del territorio.

Gli interventi proposti si compongono di edifici a corte, dotati di molteplici ingressi e affacci verso gli spazi pubblici e portici coperti per fruire di spazi attigui, dedicati alla collettività. L’utilizzo del legno si presenta in facciate modulari, in un’alternanza di pieni e vuoti per un costante rapporto tra interno ed esterno e per un costante contatto tra essere umano e natura vivente, elemento attentamente disseminato lungo l’intera area di progetto, inteso sia come una cornice esterna di relazione con la realtà urbana che come una caratteristica chiave delle corti interne.

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