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radura

Immagini

Progetto

Stefano Boeri Architetti

Luogo

Università degli Studi, Milano, Italia; Udine, Piacenza, Sirmione, Amatrice - Italia; Shangai, Cina

Anno

2016

Cliente

Interni Magazine (Milano), Comitato "Un aiuto subito" (Amatrice); Cina: Susas (Shangai)

Tipologia

Installazione temporanea ed itinerante

Credits

Consulenti: Sound design: Ferdinando Arnò for Quiet, please!; Lighting consultancy: MyLed
Gruppo di progetto: Stefano Boeri (Founding partner), Azzurra Muzzonigro (Event coordination), Marco Giorgio (project leader), Giorgio Donà (project leader), Daniele Barillari, Francesca Da Pozzo
Video: Blink Fish

Radura è un’installazione temporanea, ma è anche tante altre cose. È una micro-costruzione itinerante che ha toccato nel 2016 molti luoghi, da Milano a Sirmione, passando per Udine, Piacenza e Bologna. Ideata e progettata da Stefano Boeri Architetti in occasione di “Open Borders”, uno degli eventi del Fuori Salone promosso da INTERNI, Radura è stata inaugurata il 12 aprile 2016 nel Cortile della Farmacia dell’Università Statale di Milano. Al suo interno hanno avuto luogo piccoli eventi, letture e incontri. Il tema della mostra-evento, realizzata dalla rivista Interni e Arnoldo Mondadori Editore e aperta al pubblico dall’11 al 23 aprile, si focalizzava sul superamento dei confini disciplinari tra design e architettura, alla ricerca di installazioni fortemente sperimentali che si relazionassero con i campi della musica, del cinema, della fotografia, della tecnologia e della sostenibilità ambientale. Il programma prevedeva inoltre l’attivazione di una sinergia con aziende leader nel campo dell’innovazione e della ricerca, dagli affermati brand internazionali ai produttori di nicchia locali: quest’ultimo il caso di Boeri, che si è avvalso della collaborazione con la Filiera del Legno FVG per il trattamento del materiale, dal taglio alla lavorazione finale.

Radura è prima di tutto un rifugio dal caos della vita cittadina, spesso frenetica e rumorosa, dove è possibile sedersi, riposare, aspettare: in una parola rigenerarsi, svolgendo quelle azioni normali che talvolta vengono rese difficoltose o addirittura impossibili dall’odierno ritmo urbano, che spinge al movimento, all’impazienza e alla velocità.

Radura è poi un piccolo spazio aperto posto all’interno di uno spazio aperto più̀ grande, dove le 350 colonne in larice, pino e abete di proporzioni diverse fungono da filtro permeabile tra l’interno e l’esterno: non tutto ciò̀ che sta fuori rimane fuori, perché́ lo sguardo può̀ penetrare attraverso il gioco compositivo degli elementi cilindrici che si stagliano verso il cielo, come alberi stilizzati. Non vi è cesura totale con il mondo, ma solo una sua momentanea attenuazione. Radura è un dispositivo urbano, pubblico, che serve a decongestionare i flussi e i movimenti, trattenendoli al suo interno e creando così un micro-ambiente di raccoglimento contrapposto allo spazio che lo circonda.

Radura non è solo un’esperienza visiva e tattile, ma anche un dispositivo sonoro con una propria vitalità, realizzato attentamente dal compositore Ferdinando Arnò in collaborazione con la cantante Melanie De Biasio, il chitarrista Giorgio Cocilovo e il violoncellista Marco Decimo: l’atmosfera sonora polifonica intrinseca nella struttura cambia con i movimenti del visitatore al suo interno, diventando una cassa di risonanza a cielo aperto per schermare i rumori esterni, mentre dentro tutto è amplificato.

Radura di notte si trasforma in un cerchio luminoso che si riconosce nella città e che diventa un punto di approdo e di sosta per lo sguardo. Radura, quindi, è un oggetto che vive e si riscopre di continuo, mutando colori e luminosità̀, esaltando la materia stessa del legno che lo costituisce.

Radura è infine uno spazio collettivo ma intimo, che diventa aula all’aperto per gli studenti del Politecnico di Milano durante la Summer School, avvicinandoli concettualmente e fisicamente all’idea di nuove spazialità̀ urbane.

La commistione delle discipline promulgata come elemento fondante della mostra “Interni Open Borders” viene così declinata da Boeri nella Radura con un elegante arrangiamento di movimento fisico, composizione sonora e spettacolo luminoso che convivono in un delicato equilibrio. Con i suoi confini labili e semipermeabili, Radura si apre alle contaminazioni e alle discussioni, eppure rimane uguale a se stessa realizzando nello spazio un luogo che abbraccia chi vi sosta.

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