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Hanji House

Hanji House

Immagini

Progetto

Stefano Boeri Architetti

Luogo

Venezia, Italia

Anno

2021-2022

Cliente

Boghossian Foundation

Tipologia

Installazione temporanea

Credits

Progetto:
Stefano Boeri Architetti

Gruppo di progetto:
Founding Partner: Stefano Boeri
Project Leader: Anastasia Kucherova

Direzione lavori: Arch. Corrado Serafini
Progetto strutturale: Ergodomus
General contractor: HOLZ
Contractor: Ecodomus
Progetto illuminotecnico: ERCO
RSPP: Alvise Draghi
Media Artist: Calvin J.Lee
Progetto impianti: Impiantistica DED

Photo:
Alice Clancy (Image rights: Museumground)
Guoyin Jiang

“Hanji” è il nome che viene dato ad una specifica tipologia di carta tradizionale coreana ricavata dal gelso, conosciuta anche come la “carta dei mille anni” per la sua grande resistenza.
Hanji House è il padiglione introduttivo alla mostra Times Reimagined, dedicata alle opere dell’artista coreano Kwang Young Chun come evento collaterale per la 59° Biennale di Venezia. Collocata all’interno del giardino del Palazzo Balbi Valier, con accesso da Palazzo Contarini Polignac (Dorsoduro 874), Hanji House diventa un nuovo landmark temporaneo per Venezia, visibile dal Canal Grande.

La sua forma e la sua identità derivano dall’antica pratica orientale, giocosa e allo stesso tempo meditativa, di piegare la carta in un numero infinito di modi. Il principio base del gioco è trasformare un foglio di carta piatto in una forma tridimensionale complessa, sfidando costantemente la stabilità della struttura attraverso una serie di metamorfosi. L’Hanji House si basa sull’imprevedibilità della creatività, guidata però dalla precisione matematica: il padiglione è un oggetto mutevole che subisce continue trasformazioni al suo interno attraverso il gioco di luci e ombre.

La forma ricorda le antiche pratiche orientali di origami e tangram, oltre alle tradizionali case giapponesi e coreane basate su una semplice modularità geometrica. In questo caso, la combinazione di volumi è articolata a partire da quattro piramidi che sormontano un parallelepipedo, lasciando al centro una superficie piana romboidale. Anche se perfettamente simmetrica, Hanji House ha una voluta irregolarità: una delle piramidi svetta, più alta di due metri rispetto alle altre, rompendo l’equilibrio delle forme. Questa “torre” richiama l’idea di un faro e allo stesso tempo riprende l’architettura veneziana: l’intero padiglione rievoca le forme locali, dalla cattedrale gotica al peculiare stile rinascimentale dei palazzi, che si snodano dal Canal Grande fino alla parte interna dell’isola. L’immagine del faro, unita a quella della carta, sottolinea inoltre sia l’origine dell’oggetto come simbolico punto di riferimento, sia il suo aspetto mobile, mutevole.
La luce, protagonista dello spazio, crea effetti continuamente cangianti: dalla luce diurna più naturale, che ruota intorno al padiglione, alle illuminazioni e proiezioni notturne, che mettono in discussione la forma stessa della struttura dall’interno, facendola apparire distorta fino addirittura a farla risaltare totalmente dalla prospettiva del Canal Grande.

Altra ispirazione per questo oggetto nelle acque di Venezia è una delle installazioni più memorabili della storia della Biennale: il Teatro del Mondo, progettato da Aldo Rossi nel 1980. Ma il luogo in cui si trova, più che una destinazione, è da considerarsi un punto di partenza di un prossimo viaggio: Hanji House potrebbe essere smontata e rimontata, ovunque la sua luce possa servire ad attirare e guidare lo sguardo dei visitatori.
Esattamente come una lanterna di carta leggera, Hanji House può essere infatti piegata, spostata e adattata a diversi contesti con la stessa facilità di un foglio di carta che racchiude innumerevoli possibilità di trasformazione ancora da esplorare. Tutto questo grazie ad una valutazione sul ciclo di vita del padiglione e dei suoi materiali, per garantire la possibilità di smontare l’intera costruzione alla fine della mostra e ricostruirla altrove. Il padiglione, concepito come una versione in scala di un oggetto di carta pieghevole, riprende appunto il principio della “Paper-tree architecture”, coniato dall’artista Kwang Young Chun e riferito all’architettura che utilizza solo legno e carta, molto diffuso nella pratica tradizionale in Corea, Cina e Giappone. La scelta materica, perciò, è determinata dalle caratteristiche stesse della carta che l’artista usa per le sue opere e da una forte connessione con la natura. La struttura è realizzata in travi di legno LVL, un materiale innovativo particolarmente resistente alla flessione e ai carichi meccanici, che permette di ridurre notevolmente la sezione degli elementi costruttivi e dunque la quantità di legno utilizzato.

All’interno della Hanji House, un’installazione artistica immersiva e interattiva in tempo reale è stata realizzata dal media artist Calvin J. Lee, che ha tramutato in forma virtuale i pacchetti hanji triangolari creati dall’artista Chun Kwan Young, trasformando il padiglione in un vero e proprio “laboratorio multidisciplinare”.
L’involucro del padiglione diventa, poi, una superficie bianca vibrante che invita al contatto, una superficie che interagisce con luce e calore, conferendo all’Hanji House l’aspetto di un oggetto prezioso ma allo stesso tempo giocoso, un faro che illumina sia la splendida architettura rinascimentale in cui si trova che le opere d’arte che lo circondano.

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