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Progetto

Boeri Studio

Luogo

Milano, Italia

Anno

2005 - 2010

Cliente

Fondazione CERBA

Tipologia

Masterplan, Paesaggio

Superficie

Area di progetto: 62 ha (di cui 32 ha a parco); SLP tot: 317.000 mq (ospedale: 125.000 mq, educazione: 80.000 mq; ricerca: 65.000 mq; residenziale: 40.000 mq; commercio: 7.000 mq)

Credits

Consulenti (Aspetti giuridici) Maria Grazia Curletti, Giuseppe Sala; (paesaggio) LAND Srl; (Trasporti e viabilità) TRT Trasporti e Territorio Srl; (Impianti) Milano Progetti; (Logistica) Pirelli RE Facility Management; (coordinamento operativo) EUROPROGETTI
Gruppo di progetto Stefano Boeri (Founding partner), Giovanni La Varra (Partner), Maria Chiara Pastore (project leader), Francisca Insulza (Coordinamento generale), Chiara Quinzii, Massimiliano Pescio, Fabio Azzato, Eleanna Kotsiku

Promosso come estensione dell’esistente IEO (Istituto Europeo Oncologico) dal professor Umberto Veronesi – oncologo di fama mondiale –, il progetto del CERBA (Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzata) definisce una grande città della medicina capace di ospitare cliniche, centri di ricerca di medicina molecolare, strutture ricettive e istituti universitari. Il complesso è previsto all’interno di un’area di 62 ettari nel parco Agricolo Sud di Milano e si articola in tre grandi parti interconnesse: il quartiere della ricerca e della medicina, il campus dell’accoglienza per i ricercatori e e un parco di uso pubblico aperto alla città.

Il concept del progetto scaturisce da una sfida complessa ma al tempo stesso affascinante: conciliare e far convivere in un unico luogo idee ed esigenze molto diverse. Idee che vedono da un lato l’uomo al centro del “pianeta salute”, dall’altro una struttura votata alla tecnica. A tale scopo, il programma di intervento adotta un approccio umanizzante e basato sull’ergonomia, intesa come corretta interazione uomo-macchina-ambiente. Ne scaturisce una cura minuta di tutti i dettagli, che pervade il progetto dei luoghi, delle attrezzature, degli arredi, della luce e dell’acustica, le qualità tattili e visive dei materiali, dei colori e delle finiture. L’architettura si costituisce così come uno strumento che pone in relazione l’uomo e la medicina: capace di parlare all’uomo della medicina ma anche di trasmettere un senso di rassicurazione tale da sovrastare il timore connesso all’idea di ospedale. La comunicazione di un’affidabilità a misura umana vuole così permeare tutto il complesso, addolcendo la durezza della tecnologia d’avanguardia e della complessità della macchina.

Allo stesso tempo, il programma insediativo del CERBA riproduce e reinterpreta gli ambienti urbani familiari e quotidiani – le piazze, le strade, i negozi, la chiesa, i bar, i ristoranti: luoghi capaci di restituire ai loro “inquilini temporanei” la percezione della vita di tutti i giorni.

Attraverso tali soluzioni, il progetto riprende e sviluppa alcuni principi fondanti dell’Ospedale Modello, teorizzati alcuni anni prima da una commissione per la definizione di un nuovo metaprogetto di struttura sanitaria. Tra questi: la centralità del malato, la dimensione orizzontale per l’ottimizzazione delle relazioni interne, uno stretto rapporto con i servizi annessi (strutture ricettive e commerciali di servizio), una netta separazione tra flussi delle merci, dei pazienti e degli addetti ai lavori e l’immersione nel verde delle strutture sanitarie.

In aggiunta, l’intervento per il CERBA tiene anche conto anche della variabile “tempo”. Definita infatti attraverso principi di flessibilità, modularità e integrazione, la configurazione dell’organismo ospedaliero è concepita per evolvere e modificarsi in divenire, in relazione a nuove esigenze e variabili. L’equilibrio del sistema è perseguito naturalmente anche sul piano della sostenibilità ecologica: in anticipo rispetto alle più recenti prescrizioni in materia, tutte le strutture del complesso adottano soluzioni tecnologiche finalizzate al contenimento dei consumi energetici, alla produzione di energia da fonti rinnovabili, oltre a un sistema avanzato di smaltimento dei rifiuti.

Nel complesso il progetto comprende circa 300.000 mq dedicati alle attività scientifiche, tra cui le nuove cliniche Besta e Monzino, cinque istituti clinici modulari specializzati per la cura e la degenza, un grande centro di ricerca post-genomica di oltre 60.000 mq, un polo per la formazione di base e avanzata, una piattaforma tecnologica condivisa e utilizzata sia dalle cliniche sia dalla ricerca e dalla formazione. Quest’ultima prevede, tra l’altro, il primo centro in Italia per la protonterapia (Sincrotrone), un centro di Imaging Molecolare e una serie di servizi tecnologici e generali centralizzati, condivisi e cogestiti.

Se visti dall’esterno, i diversi istituti possono risultare giustapposti e strutturalmente autonomi. In realtà, condividono le radici: ossia la parte posta al livello -1. È questa l’area che sostiene quell’innovatività che costituisce il vero motore del CERBA. Qui il progetto prevede infatti, oltre a una diffusa rete di percorsi, quattro ambiti ben distinti: i servizi condivisi di tutte le cliniche, quelli dedicati della singola clinica, quelli condivisi della ricerca e i sistemi di central supply.

L’idea originaria del CERBA è appunto quella di unire in un unico insediamento gli spazi per la diagnosi e la cura delle tre principali patologie che determinano la morte e che afferiscono principalmente a tre specialità: oncologia, cardiologia e neurologia. Infatti dalla decriptazione del genoma umano, si è compreso come la causa prima delle patologie risiede nell’alterazione del genoma e che quindi conoscere il DNA e i suoi meccanismi di alterazione è la chiave di volta per poter prevenire e sconfiggere le grandi malattie.In tale contesto, la tradizionale separazione degli sforzi scientifici e degli investimenti tecnologici per tipo di patologia appare ormai superata. E’ stato quindi necessario creare nuovi modelli organizzativi e strutturali, che possono consentire di integrare cura e ricerca concentrando e condividendo competenze, risorse e servizi, al fine di ottimizzare le risposte alle sfide dell’innovazione e ai nuovi approcci alla salute dell’individuo.

Il campus dell’accoglienza, distribuito attorno al grande parco centrale, è pensato per ospitare le strutture di ospitalità sanitaria per i pazienti e tre tipi di residenze temporanee: per i parenti, per i ricercatori e il personale paramedico operante nelle sezioni di ricerca e clinica, per gli studenti e i docenti delle strutture universitarie. Tutte le strutture sono previste all’interno di un grande parco urbano attrezzato di 32 ettari a uso pubblico, in stretto contatto con le aree coltivate del Parco Agricolo Sud Milano e con uno spazio aperto di circa 20 ettari, delimitato da un percorso circolare. Il parco è parte del 50% di una superficie territoriale interessata dall’intervento che rimarrà totalmente permeabile e aperta alla città, inserendosi in un più vasto piano di rilancio della cintura milanese. In futuro l’intervento potrebbe infatti inserirsi nel Metrobosco: un grande bosco anulare di tre milioni di alberi attorno alla città, capace di inglobare cascine, abbazie e borghi storici, di favorire l’artigianato locale e il turismo ma, ancor più, di cambiare la natura, l’identità e l’immagine di Milano.