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	<title>Realizzato Archivi | Stefano Boeri Architetti</title>
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	<title>Realizzato Archivi | Stefano Boeri Architetti</title>
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		<title>Porta della Speranza &#124; Brescia</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/porta-della-speranza-brescia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin SBA]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:08:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto Una speranza che si chiama lavoro: due porte aperte tra carcere e città di Stefano Boeri Architetti si sviluppa nell’ambito dell’iniziativa internazionale Porte della Speranza, promossa dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis del Dicastero per la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto <strong>Una speranza che si chiama lavoro: due porte aperte tra carcere e città</strong> di <strong>Stefano Boeri Architetti</strong> si sviluppa nell’ambito dell’iniziativa internazionale <strong><em>Porte della Speranza</em></strong>, promossa dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, che propone la <strong>realizzazione di una serie di “porte d’autore” in otto carceri italiane</strong> e due portoghesi.</p>
<p>L’intervento, concepito attraverso un <strong>dialogo diretto con le comunità carcerarie</strong>, si configura come un dispositivo architettonico civico e simbolico volto a ridefinire la relazione tra il carcere e la città di Brescia. La Porta della Speranza di Stefano Boeri Architetti è collocata, infatti, presso la <strong>Casa Circondariale “Canton Mombello”</strong>, complesso penitenziario con uno dei più alti tassi di sovraffollamento in Italia, e affronta un tema fondamentale: <strong>il lavoro come principale forma di speranza</strong> e di reinserimento sociale.</p>
<p>La Porta della Speranza, è concepita come una soglia piuttosto che come una barriera. All’interno del carcere viene collocata nel panopticon, diventando un’interfaccia permanente dedicata alle opportunità di lavoro, istruzione e formazione professionale per le persone detenute. Una delle ante della porta è infatti trasformata in un <strong>grande display digitale</strong> che aggiorna costantemente le informazioni relative a <strong>offerte di lavoro</strong>, programmi di formazione, tirocini e collaborazioni proposte da imprese locali e cooperative sociali, sia all’interno sia all’esterno del sistema penitenziario.</p>
<p>A questo gesto fa da contrappunto l’installazione di <strong>una porta identica in Piazzale Arnaldo</strong>, uno degli spazi pubblici più vitali della città. Qui la porta si apre verso la città, condividendo non solo opportunità di lavoro ma anche <strong>conoscenza sulla realtà carceraria</strong>: le condizioni della detenzione, il fenomeno del sovraffollamento e il lavoro quotidiano, spesso invisibile, svolto dal personale penitenziario, dagli operatori sanitari, dai volontari, dalle imprese locali e dagli stessi detenuti attraverso iniziative culturali e artistiche.</p>
<p>Pur essendo fisicamente separate, le due porte, formate rispettivamente da due ante in legno di 3 m di altezza e 1,5 m di larghezza, costituiscono <strong>un unico sistema architettonico e civico</strong>. Esse attivano un doppio movimento — <strong>dalla città verso il carcere e dal carcere verso la città</strong> — consentendo la circolazione di informazioni, opportunità, progetti e aspirazioni oltre i confini istituzionali. Nel rispetto delle regole del sistema detentivo, il progetto introduce così un’infrastruttura concreta e simbolica di speranza, trasformando l’architettura in uno strumento di consapevolezza, responsabilità e inclusione sociale.</p>
<p>La Porta della Speranza ridefinisce così il concetto di <strong>soglia come spazio di scambio</strong>, in cui il <strong>lavoro diventa la chiave per la dignità</strong>, il reinserimento e una rinnovata relazione tra individui, istituzioni e città.</p>
<p><em>Si ringrazia in particolar modo la Casa Circondariale “Nerio Fischione” di Brescia, la direttrice Francesca Paola Lucrezi, il funzionario giuridico pedagogico Matteo Pedroni e il corpo della Polizia Penitenzia. Si ringrazia per la collaborazione il Comune di Brescia, la sindaca Laura Castelletti, il capo gabinetto Giandomenico Brambilla, Servizio Coordinamento Cantieri e Gestione Traffico, Settore Strade Dario Nicolosi, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, Giuseppe Stolfi, Annamaria Basso Bert, Serena Rosa Solano.  Si ringraziano le associazioni che portano avanti i progetti didattici e di supporto alla reintegrazione nelle carceri di Brescia: Centro per l’impiego, CFP Zanardelli, Camera di commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Brescia, Confindustria Brescia, Fondazione della Comunità Bresciana, IAL Lombardia Brescia, Gruppo Foppa, Confcooperative Brescia, Energheia impresa sociale, Solco, Camera penale di Brescia, Space work, Fondazione Cariplo. </em></p>
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		<title>The Playmaker &#124; Manchester</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/playmaker-manchester/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin SBA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 08:58:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto The Playmaker di Stefano Boeri Architetti prevede la realizzazione di un’installazione interattiva per la mostra che apre nell’estate 2025 all’interno del programma del Manchester International Festival, e che vede coinvolti 11 artisti e 11 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto <strong>The</strong> <strong>Playmaker</strong> di <strong>Stefano Boeri Architetti</strong> prevede la realizzazione di <strong>un’installazione interattiva</strong> per la mostra che apre nell’estate 2025 all’interno del programma del <strong>Manchester International Festival</strong>, e che vede coinvolti 11 artisti e 11 calciatori. L’iniziativa, che mira a mettere in relazione l’arte e il calcio, è sviluppata da Factory International, in collaborazione con l’ex calciatore Juan Mata, il curatore Hans Ulrich Obrist e lo scrittore/regista Josh Willdigg, con il titolo Football City, Art United.</p>
<p>In questo contesto, il calciatore scelto per collaborare con Stefano Boeri Architetti è <strong>Sandro Mazzola</strong>, leggendaria figura del calcio italiano, che ha incarnato lo spirito del gioco con la sua inventiva e determinazione.</p>
<p>Tra le altre collaborazioni tra artisti, designer e calciatori figurano: Bàrbara Sànchez-Kane e Jorge Campos; Alvaro Barrington e Raì Vieira; Ryan Gander e Eric Cantona; Keiken e Ella Toone; Rose Wylie e Lotte Wubben Moy; Suzanne Lacy e Vivianne Miedema.</p>
<p>L’installazione di Stefano Boeri Architetti si trova presso Aviva studios di Factory International Venue di Manchester, uno spazio culturale dedicato alla creatività e a esperienze immersive di grande scala. Aperta al pubblico dal 4 luglio fino al 24 agosto, l’opera prende ispirazione dal carattere industriale della sede, allineandosi con la sua estetica per creare un ambiente calcistico intenso e identitario. Collocata come elemento focale della mostra, l’installazione si posiziona al centro di altre 11 opere tematiche legate al calcio, rafforzando il proprio carattere di attrazione principale e coinvolgendo i visitatori in un percorso interattivo nei ruoli iconici di questo sport.</p>
<p>L’installazione è composta da <strong>tre spazi circolari</strong>, definiti da specifiche grafiche adesive sul pavimento a cura dell’artista messicano <strong>Eduardo Terrazas</strong> e racchiusi da un sistema modulare di pareti, costruite con profili in legno lamellare e pannelli multistrato da 3/8&#8243;, ispirati alle rampe da skateboard, posizionate in verticale. Le pareti sono dotate di aperture circolari, progettate con il contributo di calciatori professionisti, abbastanza ampie da permettere il passaggio dei palloni e favorire l’interazione dinamica tra gli spazi. Ogni area è delimitata da una gabbia in rete bianca di nylon, per richiamare una porta da calcio e ospita un giocatore, con una dotazione iniziale di tre palloni per gabbia. I partecipanti si sfidano per un tempo limitato, cercando di concludere la partita con il minor numero possibile di palloni nel proprio spazio.</p>
<p>La sfida mette in risalto velocità, precisione e controllo strategico, incoraggiando i giocatori a bilanciare azioni offensive e difensive, e favorendo un’esperienza immersiva e competitiva.</p>
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		<title>Bosconavigli &#124; Milano</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/bosconavigli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anastasia Kucherova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 May 2025 06:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[bosconavigli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bosconavigli è il complesso residenziale progettato da Stefano Boeri Architetti con Arassociati e AG&#38;P greenscape, nel quartiere di San Cristoforo a Milano, nodo d’incontro tra la città e il territorio fluviale del Ticino e dell’Alzaia del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Bosconavigli</b><span style="font-weight: 400;"> è il complesso residenziale progettato da Stefano Boeri Architetti con Arassociati e AG&amp;P greenscape, nel quartiere di San Cristoforo a Milano, nodo d’incontro tra la città e il territorio fluviale del Ticino e dell’Alzaia del Naviglio di Porta Ticinese. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inserito all’interno visione urbana per Milano che prevede la dismissione degli scali merci, il superamento delle barriere infrastrutturali tra i quartieri, nuovi interventi di Riforestazione Urbana e il miglioramento della qualità degli spazi pubblici, il progetto rappresenta un elemento cardine tra il tessuto altamente edificato della città e uno dei suoi quartieri storici, caratterizzato da edifici a bassa densità e da una presenza diffusa del verde. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A livello architettonico, l’edificio riprende e rielabora la tipologia della casa a corte, tipica della tradizione lombarda; il volume ha un andamento a spirale che consente di sfruttare la progressiva variazione delle altezze (fino al massimo di 11 livelli) per realizzare terrazzamenti verdi con l’obiettivo di favorire e massimizzare la fruizione degli spazi aperti, sia pubblici che privati, e il rapporto con il contesto naturale circostante. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Da un lato Bosconavigli è caratterizzato dalla presenza di 170 alberi, di 60 specie diverse, insieme ad arbusti e piante rampicanti, disposti in facciata, sulle coperture, nei giardini pensili, nei balconi e nei loggiati. Dall’altro lato il progetto  è inserito al centro di un sistema di verde e percorsi pubblici: intorno all’edificio si sviluppano sia un parco di 3500 mq ad uso condominiale, che ospita funzioni legate ad attività sportive e ricreative, sia la riqualificazione di un’area pubblica di oltre 7.800 mq e il futuro Parco Lineare lungo il tracciato della ferrovia dismessa. In questa prospettiva, particolare attenzione è stata dedicata alla presenza di un grande olmo solitario, simbolo storico della zona, intorno al quale si è deciso di sviluppare il volume dell’edificio. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Al piano terra la rete di flussi e percorsi, grazie ai numerosi ingressi su via San Cristoforo, rende agevole l’accesso alle diverse aree dell’edificio. Qui, e in una porzione del primo piano, sono situate le funzioni diverse, tra cui un servizio benessere con piscina, palestra e sauna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti i 90 appartamenti di Bosconavigli, di dimensioni variabili dai 45 agli oltre 300 mq, includono ampi spazi esterni, pensati come estensione di quelli interni, vere e proprie “stanze all’aperto”. Logge e terrazzi oltre a garantire un’elevata qualità abitativa rappresentano l’elemento principale anche nel disegno dei prospetti, articolati a partire dall’orientamento: le facciate che insistono sulla corte interna sono connotate da una trama di logge, un gioco di pieni e di vuoti progettato per proteggere dai raggi solari estivi e favorire quelli invernali; le facciate che dialogano con il tessuto urbano, invece, sono sono contraddistinte da un sistema irregolare alternato di balconi, sviluppati per ospitare piante e alberi ad alto fusto, che garantiscono una barriera all’ inquinamento acustico e alle polveri sottili, favorendo l’incremento della biodiversità e un generale miglioramento delle performance energetiche dell’edificio.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una particolare considerazione è stata rivolta all’integrazione di sistemi tecnologici in grado di ottimizzare la sostenibilità energetica e ambientale dell’edificio, ad esempio l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici in copertura, la raccolta e il recupero dell&#8217;acqua piovana (tutte le aree verdi saranno dotate di sistemi di irrigazione automatizzati tramite recupero delle acque meteoriche) e la produzione di energia geotermica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel complesso, per il suo valore ambientale, il progetto rappresenta un nuovo modo di abitare la città, nell’ottica di una crescente integrazione tra natura vivente e architettura. Insieme ai progetti di Ca’delle Alzaie (Treviso) e Palazzo Verde (Anversa), Bosconavigli rappresenta per lo studio Stefano Boeri Architetti l’occasione di rielaborare, in chiave di bassa densità abitativa, il prototipo di Bosco Verticale di Milano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Integrazione tra spazi aperti e interni, valorizzazione del verde, dialogo con il contesto urbano e mix funzionale sono stati i principi essenziali dell’approccio progettuale, profondamente ripensato durante il periodo di pandemia per far fronte e rispondere in modo puntuale alle esigenze abitative contemporanee. A seguito del periodo di lockdown, che ha influenzato profondamente la vita e le abitudini quotidiane, il progetto ha visto una profonda trasformazione volta ad implementare gli spazi aperti di pertinenza di ogni appartamento e valorizzare il più possibile il carattere di flessibilità interna. </span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>forestories &#124; dynamo camp</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/forestories-dynamo-camp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin SBA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 09:44:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto Forestories, sviluppato dallo studio Stefano Boeri Architetti in collaborazione con Dynamo Art Factory, propone un esempio di come l’architettura possa integrare l&#8217;arte e la natura per creare esperienze educative e stimolanti per bambini e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="auto">Il progetto <strong>Forestories</strong>, sviluppato dallo studio <strong>Stefano Boeri Architetti</strong> in collaborazione con <strong>Dynamo Art Factory</strong>, propone un esempio di come l’architettura possa integrare l&#8217;arte e la natura per creare esperienze educative e stimolanti per bambini e ragazzi.  </span><br />
<span data-contrast="auto"><strong>Dynamo Camp</strong> offre gratuitamente specifici programmi di Terapia Ricreativa a minori affetti da patologie gravi o croniche, disturbi del neurosviluppo o condizioni di disabilità, in terapia o nel periodo di post ospedalizzazione, ai fratelli e alle loro famiglie. All’interno dei progetti di Dynamo Camp, Dynamo Art Factory, nata nel 2009, ha l’obiettivo di usare l&#8217;arte come strumento di inclusione e crescita, offrendo ai giovani l&#8217;opportunità di esprimersi liberamente attraverso la creatività. Le attività di Art Factory prevedono la collaborazione con diversi esperti e artisti per realizzare progetti insieme ai bambini, stimolandoli a esplorare la propria creatività in modi nuovi e originali.  </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto"><strong>Forestories </strong>si ispira a questo approccio, combinando l&#8217;arte con l&#8217;architettura e l&#8217;ecologia in un percorso di progettazione partecipata. Il progetto trae spunto dal metodo creativo di Walt Disney, che utilizzava un approccio teatrale e giocoso, basato sull’adozione di diversi &#8220;cappelli&#8221; – del sognatore, del realista e del critico – per esplorare le varie fasi del processo creativo. In linea con questa filosofia, il workshop propone una versione giocosa e interattiva dell’approccio progettuale di Stefano Boeri Architetti, per coinvolgere i bambini in un’esplorazione del ruolo dell&#8217;architetto, ma anche quello del botanico e dell’agronomo, attraverso un&#8217;ottica post-antropocentrica. Ciò significa porre al centro non solo gli umani, ma anche le altre forme di vita – piante e animali – che coesistono nello stesso ecosistema. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">La prima parte del laboratorio proposto da <strong>Forestories </strong>invita i bambini a immaginare un edificio partendo non dalla struttura architettonica, ma dall’ecosistema che lo circonda e lo abita. Questo ribaltamento del consueto processo di progettazione permette di considerare l’ambiente naturale come il vero protagonista dell’opera, invitando i giovani partecipanti a riflettere sull&#8217;importanza dell’integrazione tra uomo e natura. I bambini hanno utilizzato la tecnica del collage per dare forma alle loro idee, lavorando su copie di atlanti botanici, ornitologici ed entomologici, oltre che su altri materiali. Attraverso questa attività, hanno potuto immaginare e costruire spazi che non solo ospitano persone, ma che sono progettati per interagire con piante e animali, evidenziando un concetto chiave dell&#8217;architettura verde. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il laboratorio non si è limitato alla progettazione su carta, ma ha coinvolto i partecipanti anche in un&#8217;esperienza sensoriale legata alla scoperta delle piante aromatiche. Attraverso il tatto, l&#8217;olfatto e la vista, i bambini hanno esplorato le qualità delle piante, entrando in contatto diretto con la natura.  Ogni bambino ha poi potuto sperimentare l&#8217;attività di piantagione e lavorare direttamente con la terra, scegliendo una pianta da coltivare e creando un prototipo in miniatura di un blocco prefabbricato ispirato al Bosco Verticale (Boeri Studio, 2014).  </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">L&#8217;esperienza si è conclusa con un&#8217;attività di costruzione collettiva, in cui ogni partecipante ha contribuito con il proprio modulo alla creazione di un&#8217;installazione </span><i><span data-contrast="auto">site-specific </span></i><span data-contrast="auto">nella Dynamo Art Gallery. L&#8217;opera, realizzata in collaborazione con i 100 ospiti della </span><i><span data-contrast="auto">sessione 19</span></i><span data-contrast="auto"> di Dynamo Camp 2024, è attualmente esposta nella galleria ed è composta da 200 blocchi biodegradabili in canapa, ciascuno dei quali ospita una pianta aromatica.  </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il design di <strong>Forestories </strong>richiama i movimenti fluidi di un fiume verde, di una foresta o di un drago, rappresentando la spontaneità con cui un semplice gesto artistico unito alla fantasia dei bambini può trasformare uno spazio in un’esperienza ricca di stimoli visivi e olfattivi. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Questa installazione riflette l&#8217;essenza del progetto, che si basa sull’idea che l&#8217;architettura, proprio come la natura, sia un organismo in continua evoluzione, capace di adattarsi e crescere attraverso l’interazione con l&#8217;ambiente circostante.  </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0}"> </span></p>
<p><span data-contrast="auto">Il progetto <strong>Forestories </strong>rappresenta quindi non solo un&#8217;esperienza educativa per i bambini, ma anche un manifesto per una nuova visione dell&#8217;architettura, in cui l&#8217;uomo e la natura possono coesistere. Attraverso un approccio ludico e partecipativo, Stefano Boeri Architetti e Dynamo Art Factory hanno creato un&#8217;opera che invita a riflettere sull&#8217;importanza della spontaneità, dell’inclusione e della capacità di adottare prospettive diverse, dimostrando come anche un semplice gesto creativo possa generare un impatto profondo e duraturo. </span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:0}"> </span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pergola Village &#124; Orani</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/orani-pergola-village/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[J Guoyin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2024 16:21:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Concepito da Costantino Nivola nel 1953, il progetto di Orani Pergola Village nasceva come un’opera di arte ambientale intesa a rafforzare il senso di comunità dei cittadini unendo l’una all’altra per mezzo di pergolati le case [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Concepito da <strong>Costantino Nivola</strong> nel 1953, il progetto di <strong>Orani Pergola Village</strong> nasceva come un’opera di arte ambientale intesa a rafforzare il senso di comunità dei cittadini unendo l’una all’altra per mezzo di pergolati le case del paese, trasformando le strade in spazi intimi, vivibili collettivamente dagli abitanti; solo la piazza – ornata di sculture – doveva rimanere scoperta a enfatizzarne il tipico uso mediterraneo di grande stanza recintata della città. Zoccolo azzurro e pergole verdi erano entrambi segni intesi a evidenziare e rafforzare il legame sociale tra gli individui. Come il pergolato, la striscia di colore che doveva congiungere le case fra loro trasferiva sul piano estetico l’idea di una comunità coesa e solidale, capace di fare della città uno spazio armonioso di vita comune. <strong>Stefano Boeri Architetti</strong> riprende il concetto espresso da Nivola nel suo progetto, approfondendolo e riportandolo alla luce, in una collaborazione attuata anche con le realtà artigianali locali, con lo scopo di un’attivazione della comunità ed una inclusione attiva.</p>
<p>L’intervento previsto per Orani si declina in differenti opzioni progettuali, in relazione con l’ambiente urbano esistente, variando la struttura e l’impianto delle pergole al variare delle facciate e degli elementi che si susseguono nel centro storico del piccolo comune sardo.</p>
<p>L’intervento genera degli interni urbani composti delle facciate esistenti e di una quinta di natura vivente che varia con la crescita e con le stagioni, diminuendo l’effetto “isola di calore” all’interno delle strade del centro storico e regalando alla cittadinanza dei percorsi di ombre e di luci tra le foglie. All’interno del tessuto urbano, al variare della morfologia, le differenti pergole possono essere affiancate una all’altra, nel susseguirsi di piani ribassati o inclinati tra fiori sbocciati e frutti maturi. La scelta dei rampicanti e delle piante tiene conto inoltre della velocità di crescita delle stesse, al fine di generare dei paesaggi sempre rinnovati e ricchi di colori e profumi. Il ripristino del progetto pensato da Nivola, porta Orani a essere uno splendido esempio di rigenerazione di quei borghi italiani ricchi di storia, cultura e memoria, disseminati lungo l’intero territorio nazionale, oggi a rischio di andare dimenticati. Orani Pergola Village si mostra come un intervento discreto, ma in grado di coinvolgere la cittadinanza in una rete culturale internazionale e di tradurre in progetto la volontà di vivere gli spazi urbani collettivi e all’aperto.</p>
<p>La realizzazione del progetto si intende come ulteriore occasione per riorganizzare la mobilità e la viabilità della matrice storica: le vie di interesse storico-culturale, infatti, possono essere gradualmente pedonalizzate, mentre i vuoti urbani utilizzati come spazi per il parcheggio organizzato per le macchine. La presenza della pergola e di un arredo urbano di volta in volta progettato con cura – in un sistema di vasi in muratura e sedute pubbliche – permette di creare un’ambiente confortevole e ombreggiato per rendere possibile ai residenti di raggiungere le loro abitazioni e tutti servizi di quartiere.</p>
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		<title>Hanji House &#124; Venezia</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/hanji-house/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[J Guoyin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 15:41:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hanji House]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Hanji” è il nome che viene dato ad una specifica tipologia di carta tradizionale coreana ricavata dal gelso, conosciuta anche come la “carta dei mille anni” per la sua grande resistenza. Hanji House è il padiglione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Hanji” è il nome che viene dato ad una specifica tipologia di carta tradizionale coreana ricavata dal gelso, conosciuta anche come la “carta dei mille anni” per la sua grande resistenza.<br />
<strong>Hanji House</strong> è il padiglione introduttivo alla mostra<a href="https://www.timesreimagined.com" target="_blank" rel="noopener"><strong> Times Reimagined</strong></a>, dedicata alle opere dell’artista coreano Kwang Young Chun come evento collaterale per la 59° Biennale di Venezia. Collocata all&#8217;interno del giardino del Palazzo Balbi Valier, con accesso da Palazzo Contarini Polignac (Dorsoduro 874), Hanji House diventa un nuovo landmark temporaneo per Venezia, visibile dal Canal Grande.</p>
<p>La sua forma e la sua identità derivano dall’antica pratica orientale, giocosa e allo stesso tempo meditativa, di piegare la carta in un numero infinito di modi. Il principio base del gioco è trasformare un foglio di carta piatto in una forma tridimensionale complessa, sfidando costantemente la stabilità della struttura attraverso una serie di metamorfosi. L’Hanji House si basa sull’imprevedibilità della creatività, guidata però dalla precisione matematica: il padiglione è un oggetto mutevole che subisce continue trasformazioni al suo interno attraverso il gioco di luci e ombre.</p>
<p>La forma ricorda le antiche pratiche orientali di origami e tangram, oltre alle tradizionali case giapponesi e coreane basate su una semplice modularità geometrica. In questo caso, la combinazione di volumi è articolata a partire da quattro piramidi che sormontano un parallelepipedo, lasciando al centro una superficie piana romboidale. Anche se perfettamente simmetrica, Hanji House ha una voluta irregolarità: una delle piramidi svetta, più alta di due metri rispetto alle altre, rompendo l’equilibrio delle forme. Questa “torre” richiama l&#8217;idea di un faro e allo stesso tempo riprende l’architettura veneziana: l&#8217;intero padiglione rievoca le forme locali, dalla cattedrale gotica al peculiare stile rinascimentale dei palazzi, che si snodano dal Canal Grande fino alla parte interna dell&#8217;isola. L&#8217;immagine del faro, unita a quella della carta, sottolinea inoltre sia l&#8217;origine dell&#8217;oggetto come simbolico punto di riferimento, sia il suo aspetto mobile, mutevole.<br />
La luce, protagonista dello spazio, crea effetti continuamente cangianti: dalla luce diurna più naturale, che ruota intorno al padiglione, alle illuminazioni e proiezioni notturne, che mettono in discussione la forma stessa della struttura dall&#8217;interno, facendola apparire distorta fino addirittura a farla risaltare totalmente dalla prospettiva del Canal Grande.</p>
<p>Altra ispirazione per questo oggetto nelle acque di Venezia è una delle installazioni più memorabili della storia della Biennale: il Teatro del Mondo, progettato da Aldo Rossi nel 1980. Ma il luogo in cui si trova, più che una destinazione, è da considerarsi un punto di partenza di un prossimo viaggio: Hanji House potrebbe essere smontata e rimontata, ovunque la sua luce possa servire ad attirare e guidare lo sguardo dei visitatori.<br />
Esattamente come una lanterna di carta leggera, Hanji House può essere infatti piegata, spostata e adattata a diversi contesti con la stessa facilità di un foglio di carta che racchiude innumerevoli possibilità di trasformazione ancora da esplorare. Tutto questo grazie ad una valutazione sul ciclo di vita del padiglione e dei suoi materiali, per garantire la possibilità di smontare l&#8217;intera costruzione alla fine della mostra e ricostruirla altrove. Il padiglione, concepito come una versione in scala di un oggetto di carta pieghevole, riprende appunto il principio della “Paper-tree architecture”, coniato dall’artista Kwang Young Chun e riferito all&#8217;architettura che utilizza solo legno e carta, molto diffuso nella pratica tradizionale in Corea, Cina e Giappone. La scelta materica, perciò, è determinata dalle caratteristiche stesse della carta che l&#8217;artista usa per le sue opere e da una forte connessione con la natura. La struttura è realizzata in travi di legno LVL, un materiale innovativo particolarmente resistente alla flessione e ai carichi meccanici, che permette di ridurre notevolmente la sezione degli elementi costruttivi e dunque la quantità di legno utilizzato.</p>
<p>All&#8217;interno della Hanji House, un&#8217;installazione artistica immersiva e interattiva in tempo reale è stata realizzata dal media artist Calvin J. Lee, che ha tramutato in forma virtuale i pacchetti hanji triangolari creati dall&#8217;artista Chun Kwan Young, trasformando il padiglione in un vero e proprio “laboratorio multidisciplinare”.<br />
L&#8217;involucro del padiglione diventa, poi, una superficie bianca vibrante che invita al contatto, una superficie che interagisce con luce e calore, conferendo all’Hanji House l’aspetto di un oggetto prezioso ma allo stesso tempo giocoso, un faro che illumina sia la splendida architettura rinascimentale in cui si trova che le opere d&#8217;arte che lo circondano.</p>
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		<title>Quattro Volte &#124; Roma</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/mostra-chi-e-di-scena-cento-anni-di-spettacoli-a-ostia-antica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[J Guoyin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 12:34:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mostra Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica]]></category>
		<category><![CDATA[quattro volte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stefano Boeri Architetti progetta Quattro Volte, l’allestimento della mostra “Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica (1922-2022)”, curata da Alessandro D’Alessio, Nunzio Giustozzi e Alberto Tulli, con l’organizzazione della casa editrice Electa. Costruito, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stefano Boeri Architetti progetta <strong>Quattro Volte</strong>, l’allestimento della mostra <em><i>“Chi è di scena! Cento anni di spettacoli a Ostia antica (1922-2022)”,</i></em> curata da Alessandro D’Alessio, Nunzio Giustozzi e Alberto Tulli, con l’organizzazione della casa editrice Electa.<br />
Costruito, secondo diverse fonti, sotto l’imperatore Augusto, il Teatro Antico viene ristrutturato nel 1926 dall’archeologo Guido Calza, consentendo di accogliere fino a 2.800 spettatori, e oggi &#8211; a cento anni dalla rappresentazione dell’<em><i>Aulularia</i></em> di Plauto da parte dei ragazzi delle scuole elementari di Ostia &#8211; si arricchisce di una mostra che celebra questa lunga storia di rappresentazione artistica.</p>
<p>Lo studio Stefano Boeri Architetti interviene in continuità con le forme del Teatro e nel rispetto del contesto storico e archeologico – Ostia Antica insieme a Pompei è il sito archeologico più grande del pianeta con un’area di 150 ettari – creando allo stesso tempo spazi dal linguaggio contemporaneo e realizzati con materiali sostenibili, con l’obiettivo di rendere le strutture smontabili e riutilizzabili in futuro secondo le esigenze del Parco Archeologico.  Il progetto di allestimento <strong><b>Quattro Volte</b></strong> prevede in particolare la realizzazione di quattro strutture modulari all’interno dei fornici esterni del Teatro Romano. Adattandosi alle diverse spazialità dell’area, il nuovo percorso espositivo all’interno del contesto archeologico consente una diversa fruizione degli spazi archeologici. <strong><b><br />
</b></strong></p>
<p>Se da un lato il modulo espositivo di Quattro Volte si ispira all’aspetto originario del teatro romano, in particolare alla forma archetipica dell’arco a tutto sesto, dall’altro mantiene un carattere di indipendenza, senza l’intenzione di proporre una ricostruzione filologica degli elementi mancanti della struttura antica. Ogni struttura, semi-aperta ai lati, ospita al suo interno un abaco di soluzioni pensate per appoggiare, appendere o esporre all’interno delle teche gli oggetti della mostra. I dispositivi progettati per l’allestimento si ispirano ad alcune forme e principi del teatro antico: l’anfiteatro in rapporto con lo spettatore a 360°, il proscenio inteso come podio, le gradinate che consentono una maggiore visibilità in uno spazio ridotto, o la forma della volta di copertura, che vuole sottolineare il carattere prezioso degli oggetti custoditi al suo interno. Tra questi, hanno particolare valore museografico i bozzetti e modellini in scala realizzati da Mario Sironi e Duilio Cambellotti così come una serie di documenti d’epoca, quali libri, giornali e fotografie, provenienti dagli archivi della Biblioteca Museo Teatrale SIAE, dell’INDA, di Cinecittà Luce e degli artisti, tra cui l&#8217;Archivio dell&#8217;Opera di Duilio Cambellotti, oltre che da numerose collezioni private come la Collezione Andrea Sironi-Strauβwald. L’allestimento di ogni modulo varia dunque in base alle esigenze curatoriali e mira a creare un percorso espositivo ricco di contenuti e di facile fruizione che accompagna il visitatore attraverso i cento anni di rappresentazioni classiche, a partire da quelle più antiche fino agli spettacoli più recenti che ancora oggi vengono messi in scena nella suggestiva cornice del Teatro Antico.</p>
<p>Nello specifico, il primo modulo accoglie disegni originali, manifesti d’epoca e modelli in scala delle scenografie degli spettacoli <em><i>Sette a Tebe, Antigone, Nuvole</i></em> messi in scena nel 1927 e di <em><i>Giulio Cesare</i></em> del 1928; il secondo è dedicato agli spettacoli <em><i>Aulularia Menecmi</i></em> (1938) e <em><i>Uccelli</i></em> (1947), compresi i costumi di scena e i bozzetti della scenografia originali; il terzo ospita i manifesti delle esibizioni dal 1949 al 1952 e una serie di bozzetti originali di Mario Sironi; e l’ultimo modulo completa il percorso espositivo con foto e video d’epoca che raccontano i 100 anni di rappresentazioni teatrali e la storia del monumento archeologico.</p>
<p>Un’attenzione particolare è dedicata alla scelta materica, dettata dai criteri di sostenibilità e rapporto con il contesto, uniti ad aspetti di sicurezza e resistenza agli eventi atmosferici. Nello specifico, la struttura del modulo espositivo è composta da tubolari in acciaio (80x80mm) che costituiscono il telaio al quale si agganciano gli elementi di rivestimento verniciati in grigio.</p>
<p>In relazione alle esigenze di conservazione dei documenti cartacei e dei costumi di scena storici e, in particolare,  ai fini di garantire il controllo dell’illuminazione all’interno del modulo è stato previsto l’utilizzo di tende oscuranti di materiale sintetico all’ingresso di ogni portale, allo scopo di impedire il contatto diretto dei materiali esposti con i raggi solari diretti. L’illuminazione delle vetrine viene invece effettuata con strip LED dimmerabili a incasso, che tengono conto dei valori di conservazione delle opere esposte. Anche temperatura e umidità vengono controllate con un sistema passivo tramite l’inserimento di un materiale di assorbimento specifico, a seconda della morfologia delle teche stesse, oltre a igrotermometri.</p>
<p>La mostra è aperta al pubblico dal 21 maggio al 23 ottobre 2022.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tre Nuove Scuole &#124; Tirana</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/tre-nuove-scuole-tirana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefanoboeri_masterkey]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 07:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Tirana]]></category>
		<category><![CDATA[Tre Nuove Scuole Per Tirana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una Scuola Aperta: alla base della visione di Stefano Boeri Architetti, l’idea che la scuola del futuro possa costituirsi come un epicentro nella vita urbana dei quartieri, un luogo aperto a tutti, a tutte le età, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Una Scuola Aperta: alla base della visione di Stefano Boeri Architetti, l’idea che la scuola del futuro possa costituirsi come un epicentro nella vita urbana dei quartieri, un luogo aperto a tutti, a tutte le età, tutti i giorni dell’anno. Questo è il concept che ha guidato la realizzazione delle tre nuove scuole progettate a Tirana a seguito di un concorso internazionale promosso dal Comune della capitale albanese, a fronte della realizzazione delle venti nuove scuole previste dal Piano Regolatore Tirana 2030.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nascono in questa prospettiva le tre strutture scolastiche – la prima delle quali è stata inaugurata nel dicembre 2021 –   nei quartieri di</span><b> Don Bosko</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> Kodër-Kamëz</b><span style="font-weight: 400;">,</span> <span style="font-weight: 400;">e</span><b> Shqiponja, </b><span style="font-weight: 400;">situate nel quadrante nord-occidentale della città e pensate per accogliere alunni dei cicli educativi che incorporano asilo, elementari, medie e liceo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La loro realizzazione risulta di importanza rilevante per la capitale albanese, poiché contribuisce a ridurre la carenza di strutture scolastiche esistenti e consente di accogliere i quasi 1.400 studenti della zona superando il doppio turno, problema di fondo del sistema di istruzione albanese. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In particolare, la struttura di</span><b> Don Bosko</b><span style="font-weight: 400;"> comprende una scuola media, una scuola superiore (High school “ Kristo Frasheri”), gli spazi per l’educazione prescolare (Primary school “ Vaçe Zela”) e una nursery, su una superficie di 9.812 mq. A livello architettonico, il progetto è caratterizzato da una torre che funge da landmark dell’intero progetto, un campanile laico che valorizza la dimensione pubblica e la presenza di un nuovo spazio comune per i cittadini. La struttura di</span><b> Kodër-Kamëz </b><span style="font-weight: 400;">propone un’offerta di servizi educativi analoga alla struttura di Don Bosko, caratterizzata dalla High school “ John F.Kennedy” e dalla Primary school “ Nene Tereza”, che si estendono su un’area complessiva di 11.898 mq; mentre la struttura di </span><b>Shqiponja</b><span style="font-weight: 400;"> (“Andrea Stefani” school), ridotta in termini di dimensioni con una superficie di 7.898 mq, comprende le scuole per l’educazione prescolare, una scuola media e un asilo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le nuove scuole di Tirana accolgono anche mense, sale multifunzionali, biblioteche e impianti sportivi, fruibili sia dagli studenti che dalla comunità, in orari differenti, e posizionate al piano terra e lungo il perimetro dell’edificio in modo da garantire l’accesso sia dagli spazi interni dell’edificio che dalle aree esterne. Il risultato è una rete di spazi urbani permeabili ai piani terra, in pieno dialogo con le piazze, le strade e i parchi che le circondano. Vero e proprio dispositivo urbano complesso, la scuola come epicentro locale si esplicita dunque attraverso l’attivazione di una nuova centralità di quartiere, attiva come punto di riferimento della vita pubblica, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno degli obiettivi della Scuola Aperta è infatti l’osmosi con il territorio, lo scambio di saperi ed esperienze, con un importante riverbero sulla vita di quartiere. Le tre nuove scuole di Tirana riescono a diventare sia dei veri e propri epicentri della vita sociale che spazi di connessione intergenerazionale. Per questo i volumi sono stati concepiti partendo dagli spazi aperti, ai quali sono stati dati lo stesso peso e importanza dedicati agli interni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Durante il processo di progettazione, infatti, grande attenzione è stata posta nel calibrare la presenza di spazi tradizionali dedicati alla didattica richiesti dal ministero – e quindi rispondenti alle esigenze e indicazioni della normativa locale – con aree ibride e più adatte a sistemi educativi sperimentali, capaci di favorire l’introduzione di sistemi didattici innovativi e l’interazione inter-generazionale tra studenti di età e cicli differenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per gli spazi prettamente didattici, invece, si è pensato a un sistema di aule che abbiano grande flessibilità, che possano trasformarsi nel corso del tempo e diventare luoghi sia per lezioni tradizionali che di laboratorio. In qualche modo, progettare aule flessibili significa aspirare a un modo diverso di pensare la formazione scolastica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal punto di vista costruttivo, infine, gli edifici sono caratterizzati da un impianto semplice e funzionale, con facciate in gres rosso, in contrasto con un basamento totalmente bianco: un accostamento di materiali e colori che richiama la tradizione delle architetture italiane a Tirana. Nella progettazione degli interni grande attenzione è stata data al colore – in grado di favorire la capacità di comprensione e di interazione sociale – e all’illuminazione naturale, in modo da creare un ambiente il più confortevole possibile per gli studenti.</span></p>
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		<item>
		<title>Ca&#8217; delle Alzaie &#124; Treviso</title>
		<link>https://www.stefanoboeriarchitetti.net/project/ca-delle-alzaie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anastasia Kucherova]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Oct 2021 19:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Homepage]]></category>
		<category><![CDATA[Ca' delle Alzaie]]></category>
		<category><![CDATA[Ca’ delle Alzaie project]]></category>
		<category><![CDATA[treviso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel contesto del recupero di un’area ex produttiva di circa 11.000 mq nelle vicinanze del centro storico di Treviso, il progetto Ca’ delle Alzaie si compone di tre corpi di fabbrica residenziali circondati dalla vegetazione e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Nel contesto del recupero di un’area ex produttiva di circa 11.000 mq nelle vicinanze del centro storico di </span><b>Treviso</b><span style="font-weight: 400;">, il progetto </span><b>Ca’ delle Alzaie</b><span style="font-weight: 400;"> si compone di tre corpi di fabbrica residenziali circondati dalla vegetazione e articolati su circa 8.000 mq. Affacciati sul fiume Sile, gli edifici comprendono 7 piani fuori terra – per un&#8217;altezza complessiva di 27 m – e una piastra seminterrata per i garage, utilizzata in copertura come ampio spazio verde; lungo il lato ovest del lotto, inoltre, un percorso pedonale si collega a viale IV Novembre, garantendone la continuità visiva verso il fiume. La distribuzione planimetrica dei volumi permette a ciascuna unità abitativa di godere a pieno del rapporto con il paesaggio fluviale: posti uno accanto all’altro i tre edifici formano infatti un fronte discontinuo, in cui ogni corpo si dispone secondo una differente rotazione per ottimizzare l’esposizione verso sud e ridurre l’introspezione reciproca. In questo modo, oltre a garantire un elevato livello di privacy agli interni, si evita un effetto “barriera visiva”, lasciando liberi ampi scorci prospettici tra un corpo e l’altro verso il passaggio lungo l’Alzaia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attraverso la presenza del verde sui due fronti principali, i tre edifici richiamano le qualità del paesaggio circostante, di cui riprendono l’aspetto mutevole nelle stagioni, e garantiscono un’alta qualità della vita, in diretta relazione con gli spazi aperti. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In totale, la vegetazione rappresenta il 51% della superficie del progetto, circa 2 ettari, con la messa a dimora di 400 piante a basso fusto e 170 alberi, di cui 120 sulle facciate. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Selezionate dall’agronoma Laura Gatti tra le specie autoctone individuate dal piano ambientale del Parco del Sile, le piante di Ca’ delle Alzaie diventano un hotspot di biodiversità, incrementando il valore ambientale del progetto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti i 60 appartamenti che compongono Ca’ delle Alzaie &#8211;  con una media tre appartamenti per ogni piano &#8211; dispongono di almeno una terrazza, con almeno un albero. All’interno degli appartamenti, ampie vetrate valorizzano il dialogo con l’ambiente esterno, rendendo gli ambienti ariosi e luminosi, amplificandone la spazialità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutte le zone a giorno sono collocate a sud verso il fiume, mentre le zone notte sono rivolte a nord; il layout interno si rispecchia nel disegno dei prospetti, strettamente e intrinsecamente definiti dalla presenza, distribuzione e potenziale crescita dell’elemento vegetale: in particolare il fronte sud, verso il fiume, è articolato in una serie di terrazze continue &#8211;  intervallate da elementi verticali &#8211; progettate con una profondità di tre metri per ospitare gli alberi; la facciata nord presenta invece lungo tutto il suo sviluppo una serie di vasi lineari in aggetto che ospitano arbusti di piccole e medie dimensioni, interrotti puntualmente da contenitori verticali, analoghi a quelli presenti sulla facciata sud, per arbusti di medie e grandi dimensioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre all’integrazione con il verde, che funge da barriera all’inquinamento acustico e alle polveri sottili, il progetto di Ca&#8217; delle Alzaie è orientato al risparmio energetico e alla tutela delle risorse naturali: da qui la scelta di vernici anti-inquinamento, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili e la selezione dei materiali utilizzati per gli spazi interni e per le superfici esterne degli edifici.<br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Infine un’attenzione particolare viene posta al rapporto e al dialogo tra il lotto degli edifici, l’area parte pubblica e il fiume, con la realizzazione di un terrapieno &#8211;  interamente trattato a prato fiorito  con l’inserimento di arbusti e alberature &#8211; che copre il livello dei garage privati.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sulla sommità, ospita i giardini privati delle abitazioni del primo livello, un giardino condominiale e orti condominiali. Sul lato sud le due pendici del terrapieno declinano verso il fiume con pendenze naturali contenute da un muro di due metri che separa il percorso ciclo pedonale pubblico della Restera dal verde riportato. Sul versante nord, pendii dalla configurazione geometrica regolare sono tagliati da muri di contenimento in calcestruzzo, per lasciar spazio agli ingressi degli edifici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’esterno dell’area sud lungo la </span><b>via Alzaia</b><span style="font-weight: 400;">, il muro di contenimento viene arretrato in tre punti, a favore del percorso pubblico. Qui sono previste aree di sosta attrezzate con sedute lineari, stalli per biciclette e attrezzature per l’esercizio fisico all’aperto. Viene inoltre disegnata una fascia di verde pubblico addossata al muro di confine, con l’intento di ridare qualità al percorso pedonale esistente lungo il fiume, incentivando ulteriormente la fruizione da parte dei cittadini.</span></p>
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