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la città del futuro

L’architetto Stefano Boeri rivela ad AGI come sta immaginando la città del futuro, influenzata dalle abitudini della attuale pandemia di Covid-19, perché questa non sia solo caratterizzata dal distanziamento sociale o dal monopolio della tecnologia ma che diventi un modello in cui convivenza, mobilità e salute rivestono ruoli fondamentali dell’abitare. Bloccare il consumo di suolo, restituire al mondo agli animali selvatici gli spazi che restano fuori dal controllo umano, limitare la mobilità a combustione fossile e puntare sul verde, sono solo alcuni dei temi a cuore del progettista e professore milanese.

Ripartire dall’avere aree destinate alle essenze arboree all’interno della dimensione urbana è un’esigenza improrogabile molto forte, includendo spazi collettivi che non prevedano per forza la concentrazione delle persone.

Spazi pubblici non focalizzati e non basati sul tema della concentrazione, come la Biblioteca degli Alberi di Milano: un parco che non ha un centro, oggi uno dei pochi posti dove si può passeggiare senza incontrarsi; corridoi ecologici alle porte delle metropoli nazionali, a partire da quello della dorsale appenninica, costituito da una un grande sistema di riserve che restituisca spazi alla vita delle altre specie.

Per molti aspetti pare che il futuro possa essere costituito da una nuova forma di urbanizzazione, definibile come “megalopoli diffusa” in cui la dispersione non è che un valore aggiunto, se mescolato ad una buona architettura ed a principi filosofici legati al mondo dell’umano e dell’abitare contemporaneo. Decentrare la città, pensando di smistare sul territorio la struttura sanitaria e infrastrutturale, nel rispetto di energie rinnovabili e geotermiche, generando sistemi di autosufficienza energetica all’interno dei quartieri, per favorire la riduzione dei gas serra.

Per leggere l’intero articolo, consultare il link: https://www.agi.it/economia/longform/2020-04-18/smartworking-cambiamento-citta-8374169/