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incubatore per l’arte

incubatore per l’arte

Immagini

Progetto

Boeri Studio

Luogo

Milan, Italia

Anno

2007 - 2011

Cliente

HINES Italia Srl

Tipologia

Architettura, Interior design

Superficie

SLP: 800 mq

Credits

Gruppo di progetto Stefano Boeri (Founding partner), Gianandrea Barreca (partner), Marco Brega (project manager), Chiara Quinzii (project leader), Inge Lengwenus (project leader), Alessandro Agosti, Daniele Barillari, Frederic De Smet, Kristina Drapic, Marco Giorgio Immagini Paolo Rosselli, Iwan Baan

L’Incubatore per l’Arte, chiamato anche Stecca 3, si trova nel fulcro di Porta Nuova a Milano, quartiere che dal 2005 è oggetto di un ampio intervento di riqualificazione urbana. Relativamente minuto per dimensioni rispetto alla monumentale verticalità dei grattacieli che lo circondano, il nuovo edificio si affaccia a sud sul Parco della Biblioteca degli Alberi mentre verso nordest è affiancato dall’edificio della Fondazione Riccardo Catella con il suo giardino. In questo contesto di significative preesistenze e spazi verdi, l’incubatore svolge il ruolo di collegamento tra una parte di città e il grande parco in via di costruzione.

La sua collocazione all’interno di un’area in grande fermento e soggetta a rapide trasformazioni ha fatto sì che il complesso assumesse un’importanza sociale, economica e relazionale che gli ha permesso di caratterizzarsi quale fondamentale centro associativo e di incontro. L’incubatore artistico, infatti, sorge sull’antico edificio industriale Brown Boveri, parte della cosiddetta Stecca degli artigiani e abbattuto durante i lavori di riqualificazione dell’area, e ne raccoglie l’importante eredità: dagli anni Ottanta la struttura era diventata punto di riferimento per numerose attività artigianali autogestite e di urbanistica partecipata, oltre che centro sociale a carattere inclusivo in cui avevano sede molte associazioni. Nel nuovo progetto di Boeri, queste ultime hanno oggi ritrovato una loro collocazione e altre se ne sono aggiunte. Inoltre, per mantenere vivo il carattere sociale del luogo, il Comune di Milano indice ogni cinque anni un bando affinché negli spazi possano alternarsi attività culturali, di volontariato e partecipative, con un ventaglio che va dai temi dell’aggregazione giovanile alla sostenibilità ambientale, dall’integrazione multiculturale alle attività per i bambini, dall’autoproduzione alle attività d’archivio. L’idea di base è stata quella di mantenere per il nuovo incubatore artistico un carattere industriale: sono stati impiegati materiali e tecniche costruttive economiche, come il telaio traforato in lamine d’alluminio montate a secco, e si è scelto di riprendere la volumetria e i colori tipici delle strutture industriali e artigianali della Milano del secondo Novecento.

Lo spazio consiste in un unico parallelepipedo di circa 800 metri quadrati suddiviso in due piani: al pianoterra sono presenti 3 grandi laboratori di diverse dimensioni, oltre a due spazi minori multifunzionali, mentre al piano superiore si apre un open space dove si possono tenere conferenze, riunioni ed esposizioni.

All’esterno il rivestimento metallico è scandito in verticale dai giunti dei pannelli e dalle lunghe aperture munite di una struttura frangisole delle stesse dimensioni, perpendicolare alla parete, che crea inediti giochi di luce. L’edificio si apre verso la città circostante, contraddicendo la sua forma compatta e introversa attraverso vari accorgimenti formali, tra cui le evidenti e massicce sporgenze delle pensiline sui lati sud ed est e la grande vetrata a tutta altezza a nord, che si offre come una vetrina sulla città delle attività organizzate dal centro culturale. Una scalinata posta al di sotto della tettoia e affacciata verso il parco conduce a uno spazio semiaperto che funge da atrio del primo piano. L’alternarsi di pieni e vuoti innesca un interessante dualismo materico, che si risolve nel tentativo di alleggerire un corpo apparentemente massiccio e poco permeabile alla vista.

La lamiera metallica abbraccia anche la copertura, che ospita una serie di pannelli fotovoltaici. Inoltre, mirando a un basso impatto energetico, la struttura è dotata di una pompa di calore per climatizzare gli ambienti.

Gli spazi interni sono progettati in un’ottica di neutralità̀ per quanto riguarda i colori, e di flessibilità̀ per quanto concerne la suddivisione delle pareti e l’arredo: il bianco domina e riveste tutti gli ambienti, rendendoli luminosi e sempre adatti alle attività̀ che vi vengono svolte.

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